La Fame Nervosa

Quante volte vi siete ritrovati a dire “oggi ho una fame nervosa”? Spesso capita di mangiare senza un reale motivo, non per fame e appetito ma per noia e chissà per quale altra ragione! Cerchiamo di capire meglio di che cosa si tratta.

fame

Oggi ho una fame nervosa!”

L’atto di mangiare è legato non solo ad un’esigenza primaria ma anche a diverse emozioni e bisogni che non sempre vengono soddisfatti in modo adeguato. In condizioni di particolare stress il cibo può davvero assumere un ruolo predominante se non si individuano delle strade alternative.

La fame nervosa può avere durata variabile e si può manifestare in diversi modi, che coinvolgono piccole o grandi quantità di cibo sottoforma di spuntino fuori programma (di solito si presenta nel tardo pomeriggio e/o la sera e/o di notte), spilucco di piccole dosi di cibo distribuite nell’arco della giornata o abbuffata.

Spesso questo desiderio di fame improvvisa è legato a un particolare cibo: le scelte in genere si orientano su sapori che stimolano il cervello, come il dolce o il salato. Ma non vengono esclusi nemmeno i primi pasti o i secondi, specie se energetici. L’idea che sia un fenomeno legato solo agli snack da sgranocchiare a letto, durante la notte, è abbastanza fuorviante.

Parlare di fame nervosa e di modalità adeguate per gestirla, non significa parlare anche di dieta. La dieta e la perdita di peso sono competenza di un nutrizionista, la gestione invece di come la persona affronta l’uso del cibo per gestire il suo malessere è competenza dello psicologo.

Il mondo dell’alimentazione è strettamente connesso al mondo emotivo.

Il concetto di “regolazione”

Il cibo diventa spesso lo strumento per “regolare” le proprie emozioni quando ci si sente “dis-regolati”. La fame nervosa diventa un comportamento messo in atto per regolarsi, ottenendo però l’effetto opposto. Mangiare in modo nervoso porta spesso a sentirsi in colpa, ad un senso di vergogna e di impotenza.

Il concetto di “vulnerabilità”

Ogni persona ha un modo diverso di “sentire” le emozioni. Entrano in gioco quindi …

Sensibilità (quale il limite oltre il quale scatta una tua reazione emotiva?)

Intensità (quanto sono “forti” le tue reazioni emotive?)

Durata (quanto tempo impieghi a ripristinare uno stato di “normalità”?)

Queste caratteristiche combinate tra loro possono rendere la persona “eccessivamente” emotiva, “priva” di emotività o piuttosto equilibrata nella gestione delle emozioni. In quale tipologia ti ritrovi?

Il concetto di “ambiente”

In psicologia quando si parla di ambiente  si intende tutto ciò che circonda la persona. Luoghi, persone, reazioni, oggetti. Spesso l’ambiente può essere un ostacolo per la persona, in un determinato ambiente si può apprendere ad esempio che non va bene esprimere le emozioni.

Come intervenire?

Dal punto di vista psicologico

Aumentando la consapevolezza del motivo per il quale si mangia “in modo nervoso”

Accettando le emozioni e i bisogni in sottofondo

Riflettendo sui propri sentimenti e sulle modalità per esprimerli in modo adeguando

Sviluppando nuove strategie per affrontare il disagio manifestato

Rendendo il pensiero più flessibile, accettando anche pensieri contraddittori

Modificando, se ti è possibile, alcune caratteristiche dell’ambiente che ti circondano

Dal punto di vista alimentare

Attraverso una corretta alimentazione con alcuni accorgimenti importanti. Evitare diete fai da te, non tenere in dispensa confezioni formato famiglia di cibi “proibiti”, mangiare lentamente e seduti. Preparare piatti più elaborati che richiedano un certo impegno in termini di tempo e attenzione, dedicare anche il giusto tempo a preparare la tavola per il pasto. Il concetto è quello di far diventare il pasto un’esperienza di valore, e non un “tappabuchi” per la noia.

Scegliere cibi più sazianti

Evitare di mangiare dalle confezioni perché questo fa perdere la misura di quanto stai mangiando

Impegnarsi nell’esercizio fisico quotidianamente

Dormire 8 ore a notte

Concedersi del tempo per sé durante la giornata, almeno 30 minuti di relax.

Risulta quindi fondamentale identificare il rapporto e il legame tra un vissuto emotivo e l’atto di mangiare in sè.

Ogni “fame nervosa” è diversa, così come è diversa la persona che vive tale condizione. Forse, la domanda davvero importante è … e tu, di che cosa hai davvero “fame”?

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